Non leggete questa recensione. Ascoltatevi la traccia numero dieci dell’ultimo album dei Uochi Toki (sotto) e capirete. Ultimo avvertimento: non leggete, potreste sentirvi offesi. Se siete arrivati fin qui, vuol dire che non mi avete ascoltato. Posso dedurre che continuate a non ascoltarmi, oppure siete solo curiosi di vedere dove voglio andare a parare.
Se siete arrivati fin qui e già conoscete i Uochi Toki, allora vi aspettate che vi parli dei cervellotici monologhi di Napo e delle basi industrial/aliene di Rico, di come il duo di Alessandria sia alternativo nella scena hip hop, di quanto sia chiacchierato dalla critica musicale, eccetera.
Se siete arrivati fin qui e ancora non avete ascoltato l’album, allora vi aspettate una prova oggettiva della sua qualità e dei suoi contenuti. E qui vi dirò una cosa: non è diverso dai sei album precedenti. Avevano detto che sarebbe stato il loro disco più pop, e in effetti una canzone “pop” c’è, ed è la più irritante, apposta; in realtà è il loro disco più nerd: videogiochi, manga, insetti, robotica, giochi di ruolo, letteratura e lingue lovecraftiane. Milioni di citazioni, discorsi, riferimenti, argomenti e giri di parole centrifugate in una sorta di “macchina delle idiozie” che risucchia tutto ciò che il duo riesce a concepire, risputando poi brani sotto forma di elettroni e seghe mentali. Il procedimento è lo stesso da dieci anni. Questo album ne è la celebrazione, a tal punto che anche le recensioni ora fanno parte della macchina.
Dunque, se siete arrivati fin qui e avete ascoltato la traccia che vi ho consigliato, avrete capito quanto sia difficile dire qualcosa a prova di Idioti (2012, La Tempesta Dischi).
Lorenzo Badia
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