La discoteca più avanti di Milano ha cambiato sede. Dopo lo sfratto dalla location storica di Viale Umbria il Plastic si sposta in via Gargano 15. Nuovo posto (i nosti lochiamano #PlasticPalace) ma amore invariato per il proprio concept. Ne parliamo con Sergio Tavelli, socio e cuore pulsante del Plastic.
Come è andato il trasloco?
Bene.Eravamo preparati e quindi è stato meno doloroso del previsto. Già da gennaio 2011 avevamo individuato questo nuovo posto, lo chiamiamo il PlasticPalace. Abbiamo mantenuto però gli stessi interni.
Nessuna nostalgia della vecchia sede?
Quando ci ripasso davanti in macchina a volte lo guardo e a volte no
Secondo te perché la gente viene al Plastic? Cosa trova qui che non trova altrove?
Perché è un’eccezione nel panorama milanese. Non è un posto dove vai a sederti al tavolo. Qui vieni per ballare per divertirti veramente. Oggi si mangia fuori, si va in un bar dove si ascolta la musica. A Milano manca solo il Disco-sushi per fotografare questo cambiamento. E’ cambiato il modo di andare in discoteca.
Sono cambiati i milanesi?
Non lo so… a volte Milano mi sembra più provinciale della sua provincia. Chi viene da fuori arriva con più entusiasmo, con più voglia di vivere la metropoli, che i milanesi forse hanno perso.
Milano come è cambiata?
Negli anni ’80 e nei primi anni ’90 c’era ancora la Milano in cui si usciva tutte le sere. Si ballava sempre. E questo prima che esplodesse il clubbing come moda. C’erano feste su feste. Probabilmente c’erano anche più soldi in giro. Succedeva tanto a Milano, cose eclatanti.
Tu come l’hai conosciuto il Plastic?
Io venivo a ballare a Milano da Sondrio con mia zia. Tornavo alle sette del mattino. Quella sera ero andato all’Hollywood, che secondo me è un granbel posto. Allora si ascoltava rock. Poi ci siamo spostati e siamo arrivati al Plastic. All’inizio, quando sono entrato, ho detto <<Che schifo!>>. Quando sono uscito non riuscivo a pensare ad altro. E’ stato subito amore. Allora era veramente l’ultima spiaggia, dove andava la gente migliore di Milano
E come sei entrato nel giro?
All’inizio facevo di tutto: bar, guardaroba, buttadentro, buttafuori,…Dopo poco Nicola Guiducci mi ha chiesto di occuparmi seriamente della grafica e dell’ufficio stampa… e sono 18 anni e che sono qui.
Sulla scena internazionale che cosa si sta muovendo oggi? Quali sono le città in cui la notte è avanguardia?
Vado poco a ballare e mai nelle one night super pubblicizzate. Vado nei posti che mi piacciono. New York mi colpisce sempre. La musica che fanno lì non la senti da nessuna altra parte. Adesso poi che è tornato di moda il voguing le serate hanno un ritmo incredibile.
Rispetto ad altre città come Berlino il circuito della notte a Milano non è incentivato come un business vero. Bisogna capire che noi facciamo impresa. Qui il mondo della notte sembra dar fastidio. Tutte le amministrazioni tendono a tutelare i cittadini privati mentre invece bisognerebbe incentivare il settore con politiche specifiche.
Voi siete percepiti come il locale della trasgressione. Come è cambiata la trasgressione a Milano?
Una volta alle 6 del mattino prendevo la linea 91 con i fiori in testa per tornare a casa e vedevo la gente normale andare a lavorare. Ma non mi sentivo fuori posto anzi mi sembrava che fossro gli altri ad esserlo. Oggi ci sono meno regole quindi c’è meno da trasgredire. Allora andare a ballare con dei travestiti era trasgressivo. Oggi che cosa è una travestita? Conosco trans che arrivano dalla provincia calabra, eppure non fanno scalpore nemmeno lì, hanno ottimi rapporti con i genitori che li accolgono con l’amore che hanno per gli altri figli.
Avrete una parte all’aperto?
No, il Plastic non è un locale da stare all’aperto. (Ride) A noi piace chiuderci dentro.
Pietro Cattorini
Toylet Mag © 2012. All Rights Reserved.