«Do you remember a guy that’s been / in such an early song?».
Era il lontano 1969 quando David Bowie, giusto poco prima dello storico allunaggio, aveva raccontato la gloriosa impresa del Maggiore Tom, decollato in direzione della volta celeste a bordo della sua navicella spaziale, e l’aveva lasciato mentre fluttuava tra le stelle, fiducioso e tranquillo, libero dai vincoli di un mondo troppo materialista e da ogni sentimento terreno di sconforto, malinconia o frustrazione.
Undici anni dopo va a far visita al suo personaggio: lo ritrova tossicodipendente, depresso, confuso. Sembra destinato a rimanere per sempre nello spazio, prigioniero della propria angoscia e in balia delle tentazioni che lo tormentano senza sosta. Malgrado abbia perso tutto, gli è rimasta però ancora una scintilla di speranza: Tom è un moderno Pierrot, un eroe dolente che non si rassegna davanti alle difficoltà, che tenta di fuggire i mostri che lo inseguono e di tornare finalmente sulla Terra. Bowie decide di farne una maschera dietro la quale celare i propri problemi personali e il male di vivere che lo affligge, che parli per lui, giustificando le sregolatezze e gli eccessi con la droga.
È con questa sorta di “ninnananna popolare”, come lui stesso l’ha definita, che il Duca Bianco si lascia alle spalle gli anni Settanta e le trasgressioni legate al periodo Glam, salutando gli Ottanta con un basso funk e con una strizzata d’occhio alla New Wave.
David Bowie: “Ashes To Ashes”, recensione
«Do you remember a guy that’s been / in such an early song?».
Era il lontano 1969 quando David Bowie, giusto poco prima dello storico allunaggio, aveva raccontato la gloriosa impresa del Maggiore Tom, decollato in direzione della volta celeste a bordo della sua navicella spaziale, e l’aveva lasciato mentre fluttuava tra le stelle, fiducioso e tranquillo, libero dai vincoli di un mondo troppo materialista e da ogni sentimento terreno di sconforto, malinconia o frustrazione.
Undici anni dopo va a far visita al suo personaggio: lo ritrova tossicodipendente, depresso, confuso. Sembra destinato a rimanere per sempre nello spazio, prigioniero della propria angoscia e in balia delle tentazioni che lo tormentano senza sosta. Malgrado abbia perso tutto, gli è rimasta però ancora una scintilla di speranza: Tom è un moderno Pierrot, un eroe dolente che non si rassegna davanti alle difficoltà, che tenta di fuggire i mostri che lo inseguono e di tornare finalmente sulla Terra. Bowie decide di farne una maschera dietro la quale celare i propri problemi personali e il male di vivere che lo affligge, che parli per lui, giustificando le sregolatezze e gli eccessi con la droga.
È con questa sorta di “ninnananna popolare”, come lui stesso l’ha definita, che il Duca Bianco si lascia alle spalle gli anni Settanta e le trasgressioni legate al periodo Glam, salutando gli Ottanta con un basso funk e con una strizzata d’occhio alla New Wave.
Silvia Trenta