Il 18 gennaio è uscito Wow. Le date con cui lo stanno portando dal vivo in tutta Italia stanno segnando un sold out dopo l’altro. Alberto Ferrari, leader della band, racconta come è nato questo nuovo progetto firmato Verdena.
Come avete scelto le tracce di questo doppio album? C’è stato un criterio preciso o avete seguito l’istinto?
Noi siamo molto anarchici in fase di registrazione: inizialmente le abbiamo registrate tutte, scartandone poche. Erano 35 tracce e ci sembrava un po’ pesante per un disco solo, così abbiamo scremato altri sette pezzi. Diciamo che è stata più che altro una questione di gusti.
Colpisce come i due dischi sembrino un corpus unico, si fa difficoltà a isolare un singolo brano…
Si, infatti le registrazioni non sembravano finire più perché c’era sempre bisogno di una continuità tra i pezzi che abbiamo cercato a lungo. E cambia molte volte l’atmosfera.
Una cosa insolita, visto la moda dei singoli che persevera negli ultimi tempi.
Non uso molto internet, ma mi hanno detto di questa tendenza. Ho notato che anche il nostro disco si vende in formato digitale. Una volta i dischi si vendevano solo in cd, cassetta e Lp.
A proposito di internet, in Attonito citi Facebook con tono accusatorio e un po’ critico. Come vedete questo mondo?
Citiamo Facebook ma ci riferiamo all’uso del computer in generale. Lo “sguardo attonito” è quello che ha una persona davanti al computer, un mondo dove non c’è alcun rischio e dove non ci si fa male. Come ho già detto non navigo molto in internet, personalmente. E nemmeno ci interessa come mezzo di comunicazione o promozione. Non siamo contrari, ma nemmeno interessati. Forse all’inizio, nel ’98, quando era appena uscito, lo usavo di più. Ora mi sembra tutto allucinante.
Ai tempi di Requiem hai affermato che l’isolamento crea una specie di alienazione che stimola la tua creatività nella scrittura dei brani. È ancora così?
Si, ma non è voluto. L’isolamento c’è perché siamo qua a registrare (nell’Henhouse studio in mezzo alle colline bergamasche, nda), non c’è tempo per uscire. Si tratta di rimanere concentrati per tutto il tempo delle registrazioni, che in questo caso sono durate un anno e mezzo. Però ci sono anche diversi ospiti nel disco, più che altro amici che sono venuti a trovarci in studio.
Ho notato che in certi brani il basso non è stato suonato da Roberta, come mai?
Per un certo periodo Roberta è stata impegnata con un altro lavoro e per accelerare i tempi ho suonato io il basso. Appena si ha finito però ci ha raggiunti.
Parliamo di ascolti, ci sono dei gruppi che ti hanno influenzato maggiormente a livello sonoro durante la fase creativa del disco?
Si, Beach Boys e Brian Wilson, soprattutto per quanto riguarda l’uso delle voci. Poi Flaming Lips e ovviamente i Beatles, che sono un amore da sempre. Pensandoci bene però non ho ascoltato molta musica: ho ascoltato prevalentemente noi, i Verdena. Quando torno a casa riascolto subito quello che ho fatto durante il giorno per capire come suona, se c’è da sistemare qualcosa.
A livello di registrazioni come avete lavorato?
Il disco è interamente autoprodotto, mixato e masterizzato da me. Alcuni brani sono suonati dal vivo, altri sono ricchi di sovraincisioni. E’ stato registrato tutto in analogico, senza uso di computer, tranne per la fase di masterizzazione ovviamente. Abbiamo fatto tutto da soli. È stato un bel delirio, non ho mai fatto pause. Sono quasi tre anni che non mi fermo.
SilviaP
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